EcoViviamo naturalmente

Sono entusiasta di leggere quanta cura riservino alla nostra terra le mamme (portavoci delle famiglie) che seguo tramite i blog e le persone che (fisicamente) sto sconoscendo in vari eventi; purtroppo è solo una piccola percentuale rispetto all’intero ma da qualche numero si dovrà pur iniziare no?

Abbiamo parlato di adulti e quindi di individui, certamente, in continua trasformazione e raffinamento di sé ma non strutturalmente in fieri quanto i nostri piccoli scopritori

Ora ribalto la convenzionale prospettiva dando il dovuto e meritato risalto alle nuove generazioni.

Come recita una delle varie definizioni di Sviluppo Sostenibile :

la terra in cui ora viviamo non ci è stata data in eredità dai nostri padri,
ma in prestito dai nostri figli.
Più volte mi è stato ricordato come io stessa da bambina avessi posto un assoluto freno alla strumentalizzazione del grande pollaio per la carneficina; a partire dai miei 2 anni circa, l’area divenne ridente e le galline una delle tante specie protette in casa nostra.
Ora guardo il piccolo koala e inizio a notare in lui una crescita di sensibilizzazione.
Più volte ho avuto modo di constatare come alla nascita il bambino sia un tutt’uno con la natura : i ritmi, il contatto, la sintonia si formano in coordinazione con il grande battito della madre terra (rievocato e concretizzato da quello della mamma).
Gli strumenti a disposizione sono ormai molti eppure c’è una tendenza sviante volta a dare rilievo a ciò che ne avrebbe ma in misura secondaria o addirittura accessoria.
Noto che le priorità si orientano sullo stare seduti e composti a tavola, sul non sporcarsi e non sporcare, sullo stare zitti e “buoni”, etc. ma raramente sento citare tra i principi di formazione “rispetta te stesso, il tuo corpo e la tua mente e il mondo intorno a te” o ancora “vivi lentamente e ricordati che sei parte del Tutto”.
 E’ possibile sul serio! Si crede che sia concetti non adatti ai bambini perchè si ritiene che richiedano una certa maturità… è proprio così?
Che cos’è la maturità se non l’assimilazione di uno spicchio di saggezza acquisito tramite la crescita e a prescindere dall’età?
E ancora : siamo forse sicuri di non aver invertito o confuso lo spirito naturale con quello impartito?
Prendiamo ad esempio il ritmo. Esso è parte della Terra, della natura, oserei dire un suo modo di esprimersi. Esiste da sempre e sempre esisterà. L’uomo crede di dover studiare per apprenderlo e, in effetti, è così, non ogni adulto ha mantenuto questa capacità,questa sintonia.
Avete mai provato a dare in mano uno strumento (anche improvvisato) ad un bambino?
Se si, avrete notato che la scansione del tempo e del ritmo è precisa e innata (se armate di metronomo potrete anche scoprire la frequenza, il piccolo koala si mantiene sui 130), la crescita, invece, determina una sorta di corruzione della parte istintuale e astorica.
Perchè tutto questo discorso per giungere a quello della vita ecologica?
Butto una domanda provocatoria e non rispondo perchè sono sicura che non ve lo sarete nemmeno domandate essendo lampante il collegamento tra il sentirsi parte del mondo e il rispettare il medesimo.
Mi soffermo quindi semplicemente a ribadire l’importanza del rispetto di noi stessi nelle sue varie e variabili sfaccettature come il vivere lentamente, il meditare (si, si, anche con i bambini! Noi siamo poco disciplinati rispetto a come lo yoga richiederebbe, siamo più tantrici insomma siamo votati al “fai qualsiasi cosa, tutto ciò che in questo momento ti rende felice e consapevole di essere parte del tutto”), il camminare scalzi per sentire l’impatto che ogni passo ha sul nostro essere (espressione poetica per dire che ogni parte del corpo è parte di noi e quindi di cercare di dare ascolto e liberare ogni parte di esso) per giungere allora in piena coscienza al rispetto dell’altro : Altro come natura, animale, uomo.
Il punto più stupefacente è che non è necessario vivere da asceta per attuare tutto ciò, la serena consapevolezza è dentro di noi e lo può essere anche in mezzo al traffico (eheheh esempio azzardato ma possibile).
Insomma, anche in questo contesto, mettiamo da parte la presunzione anagrafica e lasciamo che siano i veri detentori del rapporto puro con la natura a svelarci il naturale punto di vista.

 
 
Tratto da “Mamma coco là”  [trad. “Mamma la plastica va là”]
 

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