La nostra esperienza con le lingue

Inizio col parlare del francese.

Comincio col dire che, pur essendo la nostra lingua, non sono mai riuscita a seguire un metodo o una costanza precisa.
Farfallona come sono (e, adesso posso dire, avendolo constatato…: farfalloni come siamo), è davvero difficile focalizzarci su un solo livello di linguaggio.
Si, perché, accanto alle lingue note (italiano, francese, e così via) nei nostri dialoghi quotidiani compaiono immancabilmente neologismi che si presentano impettiti e determinati come qualsiasi altro termine divulgato!
Di conseguenza, chiunque si appropinqui, potrebbe recepire frasi come 
“Ma nooo, quello non è un cane, è un fambalambi

“Voglio mangiare un pengo

“L’arrosoir est sur le bungu
insomma, quello che si instaura in una famiglia o in un rapporto complice, è un dialogo che va oltre il parlare:
si tratta di comunicazione, un livello ben oltre la verbalizzazione puntuale e, nel nostro caso (che non credo sia isolato), va oltre i confini del dato comune.
Detto questo, ho sempre definito il francese come la “lingua di pancia” perché non si può prevedere come, non si prevedere quando, ma lei c’è!
Libri, dvd, dialoghi, scoperte…tutto fa da contorno e da fulcro!
Passo ora all’inglese.
Questo mistero!
Mettiamola così : mentre il francese è il diventato parte del nostro mondo, perché, per così dire (senza nessuna pretesa), è emanato dalla mia sfera personale per giungere alla sua sfera – che ha deciso di accoglierlo-
l’inglese fa parte unicamente della sua sfera!
Ha iniziato ad amarlo e a recepirlo da sé.
Letture in lingua ne abbiamo fatte, certo, ma rare!
C’è stato un periodo in cui avrei voluto seguire con lui un corso, ma, poi ho desistito per il costo e la distanza eccessiva e la fatica a gestire due lingue…e l’allergia per i corsi (sigh!)
La realtà è che il nostro mondo italiano è molto molto molto influenzato da quello “inglese” (in senso lato).
Questa lingua è ovunque, dappertutto gli input!
Partendo da questi, ha deciso di coltivare questo interesse
Predilige, per esempio, contare o indicare i colori in inglese (sempre)
spesso utilizza frasette in lingua (parlo di costrutti semplici come “Let’s go” e affini)
il punto, però, non è nemmeno questo. Non è certamente la conoscenza di numeri, colori o costrutti a rendere una persona competente in una lingua (anzi!)
Il succo è che è nato un SUO interesse che lui ha deciso di coltivare!
Purtroppo, da genitori non sempre ce ne rendiamo conto, soprattutto perché ci viene da pensare che, in fondo, sotto sotto anche solo in piccola parte, sia merito nostro (“ah si, fa x perché comunque mi ha visto farlo”  “dice y perché la zia lo dice”)
e apriamo gli occhi quando ci rendiamo conto che questo terreno non proviene da noi, ma dal personalissimo lavoro individuale.
Ora, anche qua, ci si potrebbe dilungare sulla fondatezza di alcune teorie  sul rapporto tra ambiente e individualità, su chi influenza chi…ma, abbracciando una visione olistica di mutuo scambio, non posso che rinnovare la mia gioia per la strada che mi sta guidando (una strada tracciata da ogni partecipante del nostro cerchio di vita).
Grazie per questo ulteriore insegnamento di vita!

Aggiornamento :  ieri ho concluso un “affare”!  Una mamma magrebina del dopo-scuola mi ha chiesto aiuto con l’italiano.. il che si è trasformato in aiuto reciproco ! Dalla prossima settimana, aiuto in italiano per lei  e rudimenti di arabo per me! Fremo di curiosità…!  

3 pensieri su “La nostra esperienza con le lingue

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