Qualcosa si è rotto

Mi è stato fatto presente che sono cambiata.

E’ vero, non l’avevo notato.

Il fluire del divenire ha subito un’accelerata in quest’ultimo periodo;
io, sulla macchina in corsa, faticavo e fatico tuttora a percepirne la velocità esterna.

Prima la scoperta, poi i malesseri comuni della gravidanza, poi una situazione percepita come freddo nell’anima, poi la consapevolezza di voler/dover fare spazio ad un nuovo equilibrio.

Qualcosa si è rotto.

Non è negativo, né positivo.

Semplicemente, qualcosa si è rotto.

E’ pura potenzialità, è tutto.

Ho faticato molto a trovare un equilibrio non votato all’esclusività.

Sono vissuta troppo a lungo in questo concetto, liberarsene, andare oltre, è catartico.

Un gran lavoro che è giunto il momento di affrontare, che chiama me e mi appartiene.

La mia paura era ancorata alla constatazione di una sorta di incapacità, di una non conoscenza legata all’agire per creare un legame tra l’universo (esterno, interno, relativamente assoluto) e me. Un Universo che è sempre esistito nella sua Essenza Assoluta, ma che io ancora non avevo contemplato (insieme ad un’infinità di altre sfumature)

Dualità, triade, cerchio sono sinonimi che rifiutavo, anzi, non vedevo come tali.

Nemmeno ora so come agire,
ma seguo il passo dell’apertura.

Non è facile. Me ne sono resa conto.
Alcuni rapporti è come se si fossero incrinati, allontanati, un po’ feriti, seppur in attesa di un nuovo congiungimento.

Sento questa Vita-in-grembo che si espande,
tendo l’anima ogni volta, affinché non sia il mio Io a parlare di/per lei,
ma Lei di se stessa.

Non è immediato.
L’ego parla troppo di sé. La paura si attacca ad appigli.

Tutto questo, però, ci fa vibrare, danzare, provare, agire..

Ed ecco che si aprono sempre più dilatati momenti di Noi. Due anime chiamate ad incrociarsi.

Sento te, Grande Meraviglia,
…sento te un po’ distante..sento noi un po’ feriti, destabilizzati…
Trascorro notti anche a pensare alla nostra individuale sostanza e e al percorso fatto finora mano per mano, ai momenti unici che abbiamo trascorso.

Tu, Tu, Tu mi hai mostrato l’immensità
Tu hai contribuito a guidare la mia anima allo stato attuale del suo percorso

Qualcosa si è rotto.

Lo so, non è negativo né positivo.

Vibra e basta. E’ l’attesa di agire insieme all’agire stesso.

So di dover lasciarmi andare, di dover sradicare ciò che si è ancorato in me da prima che ne prendessi coscienza.
So di dover lasciar andare i pensieri, le sensazioni, i concetti di unicità chiusa e rigida che ho dovuto (o forse voluto?) accogliere quale depositaria di un cammino non del tutto mio, il cammino di figlio.

E’ un nuovo ciclo di fiduciosa apertura.

Ho paura, ma non è staticità.

3 pensieri su “Qualcosa si è rotto

  1. Parlare di cambiamenti è effimero e riduttivo, l'essere umano è un continuo agitarsi, adattarsi, mutare. E niente, in natura, ha la capacità di rimanere statico.

    Io avrei paura del contrario! Se mi obbligassero a rimanere ancorata ad una sola opinione, se mi impedissero di vedere le cose sotto nuove – ritrovate o appena scoperte – prospettive, allora sì che sarei terrorizzata!
    Verrebbe a mancare l'humus del mio pensiero, la chiave primaria!

    Un ricordo di qualche anno fa, una chiacchierata con mio padre su temi di vario genere, e la sua sentenza “Ho il doppio dei tuoi anni, ho già pensato tutto quello a cui tu pensi adesso.”
    [Come se il pensiero seguisse ogni volta lo stesso sentiero, gli stessi percorsi, ed incontrasse sempre la stessa conclusione]

    Non esiste rottura negativa, ogni istante che passa si consuma ed esiste solo in funzione di se stesso.
    “Se dovessi dire all'attimo: 'Rimani, sei così bello! Allora gettami in catene, accetterò la fine' ” (Faust)

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