L’ambiente montessoriano [differenze e virtù]

Ho iniziato un corso internazionale Montessori

e non sto qui a dirvi quanto ne sia entusiasta!

Durerà 12 mesi e rivolge il suo approfondimento alla fascia d’età compresa tra i 2-3 anni e i 6-7 anni.

Mi fa piacere condividere con voi alcune riflessioni e gli spunti che arrivano a noi allievi,

insomma vi voglio al mio fianco anche in questa circostanza!

Oggi parto col parlare delle differenze formali tra un’approccio educativo di stampo montessoriano e uno (per così dire) tradizionale (con tutte le riserve che ripongo in questo termine così generico e anodino).

Metto le mani avanti: detesto le generalizzazioni, eppure nello scrivere questo post ne farò uso (per una sorta di efficiente dislocazione del tempo).

Diciamo che – generalizzando – quando ci approcciamo ad un bambino con l’intento di spiegare qualcosa,

secondo l’impostazione tradizionale (quella con la quale siamo stati svezzati a scuola), è prevista l’esistenza di un programma da seguire, uno (all’incirca) uguale per tutti.

L’approccio è passivo, uditivo e per lo più mnemonico.

Se l’indole del singolo bambino è di tipo visivo o cinestetico (in tutte le combinazioni miste possibili), al bambino è richiesto sforzo non indifferente,

un lavoro che implica un dirottamento di energie psico-fisiche mirate unicamente all’adattamento!

Di rimando, in un ambiente montessoriano (sia esso una classe o la casa),

lo stesso oggetto di studio può essere interiorizzato in molti modi, quelli più affini al bambino.

Non si segue il programma, bensì il bambino

sia grazie alla sua impostazione pedagogica (intesa come l’intento dell’adulto incoronato ad accompagnare il bambino) sia grazie alla versatilità di molti materiali montessoriani (per fare un esempio, il bambino che già ha identificato i numeri da 1 a 10, può procedere autonomamente e andare oltre).

La presentazione ordinata permette allo stesso adulto di vivere quel ponte di passionale interiorizzazione.

Non si tratta di spiegare (strictu sensu), ma di partecipare al processo creativo e di scoperta.

In un ambiente montessoriano, il bambino ha modo di

  • essere messo nella naturale condizione di prendere decisioni, autonomamente
  • potersi concentrare, con tutto se stesso
  • preservare la facoltà di fare le proprie valutazioni
  • essere libero
  • Essere
  • fare collegamenti cognitivi
  • seguire/interiorizzare/agire/approfondire tramite azioni
  • sentirsi appagato
  • sentire e vivere la propria indipendenza
  • mantenere la gioia di apprendere
  • mantenere la gioia di giocare
  • mantenere la gioia di lavorare (ammesso e non concesso che questi tre “parametri” siano scindibili)
  • rimanere appassionato
  • mantenere uno spirito pacifico e di amore
  • percepire
  • mantenere quella connessione con l’altro, basata sul rispetto
  • mantenere la propria connessione con la Madre Terra
  • sentirsi responsabile
  • sentirsi sicuro
  • sentirsi motivato (in modo autodeterminato)

In sostanza, si parla di un approccio che supporta la naturale voglia di scoprire, lavorare, di mantenersi in ascolto con i propri bisogni.

“Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto,

questo aiuto non potrà venire che dal bambino,

perché in lui si costruisce l’uomo.”

Maria Montessori

 

 

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