Prodotto

Post a reti unificate (non per meriti retorici, dialettici o di stesura, ma perché questa parte di percorso appartiene alla mia sintesi e non alla mia “scissione”)

"L'ignoranza è forza, 
la guerra è pace, 
la libertà è schiavitù"
                          [1984, Orwell]

Ci siamo dentro. C’è poco da negare.
L’altra sera ho visto Hunger Games.
Il film si dipana in modo molto sempliciotto e banale, secondo me.
L’idea, però.
L’idea.
L’idea è brillante quanto angosciantemente attuale.
Poi, oggi, ho incontrato questo articolo.
Anche il succitato non è che sia particolarmente lungimirante,
una superficiale sintesi di una miriade di altri approfondimenti 

(uno dei quali : link),

ma, insomma, ho incrociato anche lui.

Siamo un prodotto.
Il prodotto di una manipolazione eco-socio-culturale.
E, peggio ancora, il prodotto di noi stessi; fautori e vittime della nostra omologazione.
Sto meditando di fare un passo ulteriore nel mio piccolo e personale percorso.
Smettere di essere un cyber-prodotto plasmato e spalmato sui noti network.
E’ più dura di quanto si pensi : è tutto perfettamente concatenato.
Eliminare l’auto (e i chilometrici spostamenti), sottrarsi al commercio, togliersi dalla veste di prodotto mediatico e dal ruolo di audience…sembra impossibile.  E’ rivoluzionario, nel senso che ti trasforma completamente la routine quotidiana.
Ha un effetto collaterale che è tanto profondo, quanto verbalmente noioso.
Essere padrone di se stessi, del proprio tempo.
Riscoprire le risorse intorno.
Lo devo ai miei figli. E’ fuori dubbio!
Con loro e grazie a loro non mi è stato più possibile prendere l’auto (raramente la bicicletta).
Dopo mesi e mesi di solitudine, si sta aprendo un mondo : quello dei vicini di casa, del paese, della propria interiorità.
Può sembrare insignificante, ma si pensi a quanto perdiamo, per esempio, programmando una spesa al grande supermercato del paese Tal dei Tali raggiungibile solo con l’auto.
Di fretta si agguanta il veicolo, ci si sposta soli e stressati.
Si entra nel supermercato ed ecco che si compie l’umana plasmatrice volontà :
il marketing cromatico ipnotizza.
L’assenza di orologi in evidenza è una strategia inversa
“Non pensare al tuo tempo.
Benvenuto nel paese degli sponsor e del consumo.
Lasciati abbacinare dalle nostre luci e dai colori.
Ti condurremo dove credi di voler andare, ti faremo comprare ciò di cui credi di aver bisogno.
Benvenuto nell’oblio!”.
Non solo.
Dietro e davanti questo incantamento c’è ben altro : sfruttamento, tossicità, manipolazione…e ci siamo noi!
Il Prodotto del Prodotto!
Wow!
Intontiti, paghiamo e ci rinfiliamo in macchina, da soli, stressati, con una o più borse piene di veleno, senza aver scambiato un solo rapporto umano sano ed equilibrato (a meno che qualcuno voglia considerare tale l’atto di perfezionamento della compravendita o le dinamiche che soggiaciono al posto nella fila della cassa).
Poter contare su di sé e sulla propria comunità può assumere una connotazione inversa.
Al posto di restringere il mondo, lo allarga.
C’è gioia genuina,nel senso che possiamo decidere noi quale sfumatura pratica e/o emozionale dare ad una giornata.
Il meriggiare può mantenere il sapore di casa con la calma o la gioia di ciò che configura la Tua Parte Attiva nella Tua Vita
o assumere il gusto di un té verde marocchino
o lo slancio di libri, vestiti e risate in compagnia
o del filosofeggiare tra diverse età
o pintarsi d’antico e di interessi comuni in una sintonia cercata per mari e monti e scovata a 100 m da casa : 100 m che portano in sé diversi continenti e storie e tempi estesi.
Lo ammetto, questa dinamica dei social network è quasi più subdola, tant’è che non ne sono ancora uscita!
Si rischia pure di non avere altri punti di incontro, ma penso che anche questa difficoltà  sia solo frutto della paura di abbandonare uno dei contenitori in cui ci hanno e ci siamo ingabbiati. E poi è così difficile uscire dalla tanta agognata era spazio-temporale del protagonismo, lo è per tutti. E’ il mondo del bello facile!
Fughiamo ogni equivoco.
Non sono complottista.
Amo solo la Mia vita.
Amo decidere per me.

E amo non sentirmi vincolata o dipendente da notifiche e post.

Fascia : Fissa? Dipende!

Mi sono divertita col titolo (e che gran divertimentone, eh!)
giocando col doppio significato di “fissa”.

Fissa(ta)? Forse si, forse no! Al massimo, è quella sorta di fissazione entusiastica che sorge quando senti che una qualsivoglia cosa ti dona appagamento!

Fissa? Sempre quella? Può essere, ma non necessariamente!

Costa estremamente meno di un trio e se ne possono avere svariate come tipo e (perché no?) come colore
…anche se uno si comprasse 3 fasce solo per vezzo, risparmierebbe un’enormità rispetto all’acquisto di un solo trio..ancor più se si aggiunge l’agognato acquisto del passeggino leggero

Non si fa mai abbastanza presente l’ingombro e la pesantezza di un trio! Sfido io a non impazzire quando ti trovi a gestire una situazione di un bambino penzolante tenuto con un solo  braccio o piangente in auto o chissà dove e di una struttura che ti vendono col nome di “Click”,  ma che quel suono non lo pronuncia se non dopo aver premuto dieci tasti-molle e averla strattonata un po’!

Oggi ci siamo svegliati così.

Abbiamo lavorato nell’orto, sempre così.

Siamo usciti (non proprio così : lui a quel punto era vestito).

Io vorrei esser umilmente in grado di spiegare la sensazione che si prova.
Lo vorrei tanto perché penso che a tantissime mamme piacerebbe provarla, quella sensazione!

Mi vengono in mente solo paragoni e non è giusto, non è così che voglio impostarla!

Ci provo.

Io cammino e lui è a fianco a me.

Non è il centro del mondo,

il posto che la fascia crea è ben diverso :
è quello di chi si trova come Parte del mondo!

E’ molto di più che un trasporto,
è avere un ruolo sociale attivo, senza cenno egoistico :
è metafisicamente immenso, si declina in accoglienza!

Non relegato in basso né nascosto (d)al mondo con aggeggi parasole-vento-spruzzi,
guarda dritto in faccia i volti e le situazioni ,col filtro della vicinanza e del calore di chi (lo) ama.

Non deve piangere o dimenarsi o scalpitare o rassegnarsi per ricevere attenzioni,
lui è lì,
il mondo è lì!

Ondeggiando tra passi calmi, camminate svelte e dondolii di danze più o meno improvvisate, fa esperienza di sé e della vita.

Ha occasione di interiorizzare i ritmi fisici, emozionali e sociali, 
scanditi da momenti in cui la mamma (il papà o chi per essi) esterna il suo Sé (quello tutto suo) e da momenti in cui l’interazione votata all’accudimento, offre quell’intenso scambio di sorrisi, parole e coccole.

Questo discorso non ha nulla a che vedere con i passeggini et similia,
quelli sono veicoli per il trasporto e, in quanto tali, vanno benissimo, anzi, in alcune situazioni aiutano un sacco.

No, il punto è un altro.

Ma non so riassumerlo, talmente è ampio.

Sono allibita! Dove andremo a finire? Io dico NO

Un post al volo.
Un post scritto a caldo e senza rileggere.

Come ormai tutti sanno, una nota marca blu di prodotti alimentari per l’infanzia sta facendo un tour che si basa sullo slogan ““siete sicure di nutrire nel modo corretto i vostri piccoli?”.

Il tour tocca 5 città (e fortunatamente le ultime date si stanno per avvicinare) e prevede incontri con esperti (del loro mestiere di dipendenti-venditori, eh! Non confondiamo gli intenti per favore) e ovviamente l’elargizione di una miriade di campioncini, promoter di se stessi.

Ora, l’industria blu, che dire, fa il suo lavoro 
(male per noi, bene per lei…chellodicoafare),
potrei spendere mille parole, ma servirebbero a meno di niente.

Il punto che mi rende basita è soprattutto un altro.

Io sono convinta che i cambiamenti siano dettati dal basso e non dall’alto.

Ognuno di noi è promotore di un cambiamento che, nella sua costanza quotidiana, sfiora quasi l’eterno e giunge chetamente impetuoso.

Conscia di ciò, 
mi domando, anzi, vorrei domandare un grosso Perché a tutte quelle mamme blogger 
(presumo per ritorno pecuniario…almeno un senso – non legittimo – ce l’avrebbe).

Perché aderire ad una boiata di questo genere???

“Siete sicure di nutrire nel modo corretto i vostri piccoli??” 

Mi cadono le braccia.

Per centinaia di migliaia di anni ogni donna ha cresciuto la sua prole grazie alla propria testa e al proprio istinto  e ora arriva Il Signor Marchio a metterlo in dubbio?

La domanda non è fuori luogo, ma dovremmo invertire il mittente e il destinatario.

Mamme, siamo sicure di nutrire adeguatamente i nostri figli SE e QUANDO ci affidiamo a terzi?

E soprattutto, quando questi terzi non hanno altri intenti se non di soddisfare il proprio personale accumulo di denaro, badando alla qualità dei propri prodotti solo quel minimo che consenta loro di non incappare in clamorosi errori tali da causare discredito (se no poi le entrate monetarie??) e cause giuridiche (vabbe’ quello è il meno…con  i soldi si comprano anche ottimi avvocati pronti a  tutto…per la loro fama e il loro portafoglio… – circuito vizioso-)

c i r c u i t o     v i z i o s o !

Per questo continuo a sostenere che ognuno di noi può fare la differenza!

Io dico NO a questa immane boiata.

Lo dico qui – e poco conta –
e lo dico con i fatti.

Allatto il mio bambino (lo farò finché lo vorrà)

…e lo allatto non perché sono stata colpita da una qualche miracolosa fortuna, ma perché sono un mammifero
Più lui ciuccia, più il mio corpo risponde. 
Ah, si, tanto per capirci : affinché questo meccanismo funzioni non servono formule magiche, serve prima di tutto scordarsi che il bambino consumi (= ami indiscutibilmente) sdraiette, ciucci, dondolini. -..quelli non sono prodotti richiesti da loro, sono il frutto di un’ottima campagna marketing – 
e serve ricordarsi che la natura ci ha munito di tutto l’occorrente, il che può esser riassunto nell’espressione 
” alto contatto declinato in un abbraccio pelle a pelle ininterrotto (o quasi). 
E, ancora e soprattutto, avere fiducia in noi e nel nostro corpo

N.B. : al contrario di quanto la pedagogia fascista ci ha inculcato e l’industria coltivato, non causa dipendenza eterna. Il bambino non resterà perennemente attaccato alla tetta, crescerà, uscirà con i suoi amici e quant’altro, senza necessitare della poppata 😀


Dicevo, i fatti :

Io allatto mio bambino di 7 mesi (e talvolta quello di 4 anni…mammifero pure lui,sa istintivamente di esser in età da Denti da Latte!); il cucciolo si sta autosvezzando con moooolta calma e secondo natura, mangiando cibi sani  prodotti dal nostro orto o da filiere controllate (non da Pincopallo con il suo bel titolone di studio, ma da noi!!).
Non compriamo prodotti delle note marche colorate (arancione, verde, rosso…un arcobaleno di loghi!) per svariati motivi (da quelli etici a quelli nutrizionali).

E sapete che c’è?

Siamo i vostri vicini di casa.

Questo non è il NO di una celebrità, di un eroe, di uno studione scientifico…

è il NO di una mamma. Una delle tante comuni mamme.

Sull’Allattamento e Sul Portare

Sono passati un po’ più di 5 mesi da quando condividevo su un forum di mamme queste parole sull’allattamento e, se potessi, le riscriverei con la stessa gioia e lo stesso entusiasmo!

Ricordo quanto era dolce addormentarsi pensando all’inebriante accudimento postnatale durante l’attesa.

La tenerezza e l’intensità immaginate ci hanno fatto da culla : hanno predisposto l’animo nell’attesa dell’abbraccio.

Abbiamo scelto la strada dell’autosvezzamento, la via che a noi è suonata più rispettosa dei suoi tempi e più naturale (in senso evolutivo).

Si sta autosvezzando, dunque, in modo molto calmo, dolce e delicato.

Partecipa ad ogni nostro assaggio (da qui ancora una maggiore cura dell’alimentazione),
ma la base nutrizionale prioritaria attualmente è costituita dal nostro latte.

Sta facendo conoscere nuovi lati di sé e, come ho detto oggi a mio marito, declina nella sua persona l’espressione Patato.

E’ un continuo sorridere e ridere, sommato alla leziosità di chi ama ogni genere di coccola.

Un continuo alle sue condizioni :
alle condizioni che l’evoluzione ha indicato come “migliori per la sopravvivenza” ad ogni esser vivente
alle condizioni che la sua stessa indole reputa migliori per sé.

Due figli. Due persone completamente diverse.

Oggi mi son resa conto di un fatto evidente, ma che non riuscivo proprio a scorgere.

Ricordo di aver iniziato a cucinare con BGM intorno ai 6-7 mesi. Io lo mettevo nel lavandino con ciotoline di cibo appropriato e lui tastava, manipolava, conosceva.

Mi è venuto spontaneo proporre la stessa cosa, senza il risultato che immaginavo (ossia la sua soddisfazione),
eppure – pensavo – è un esploratore di prima categoria, uno di quelli che scalpitano!

Poi la luce! Il momento Ah!

Il Piccolo Hatha ha, si, desiderio di esplorare, di manipolare, di fare, ma ama rimanere a contatto pelle a pelle (o quasi).

Così ogni lato del mondo, ogni aspetto di vita è vissuto a stretto contatto, mediato e compreso insieme alle persone del suo cerchio (il papà e la sottoscritta).

Il portare per noi è stato un ulteriore tassello benefico in questo percorso che tuttora si coniuga nell’esogestazione.

Prima il mei tai (dalle 48 h di vita), poi il mei tai più la fascia lunga,
ora, a seconda delle esigenze, ci facciamo avvolgere dalla lunga (ormai raramente), dalla pouch e dal mei tai per i sonnellini sulla schiena.

Come ho scritto nell’altro post, siamo tornati da poco dal soggiorno al mare.
Che comodità non dover maneggiare passeggini e simili!
Che rassicurazione sapere che il mio bambino non solo è vicino a me (un filtro in più), ma è anche ad un’altezza tale da evitare fumo di sigarette, gas di scarico, orde di pedoni che fanno le vasche tra le vetrine.
Che benessere poterci guardare negli occhi, osservare il suo sguardo sorridente, rispondere al piglio interrogativo.
E poi vogliamo parlare della sensazione paradisiaca del suo corpo dormiente contro la mia schiena?
Un massaggio shiatzu non mi appagherebbe così tanto!
Lui poi semplicemente si addormenta se ha sonno.
Serenamente osserva e interagisce, se è riposato.

La legge dell’attrazione ha sicuramente operato.

La sua forza ha rifocillato quei semi gettati e annaffiati durante la maternità di BGM, facendo incrociare il mio percorso con quello di Silvia e Silvia
A loro devo la fiducia in me sul portare, dalla quale è scaturita la naturalezza della pratica che poco concerne il Fare e tanto ha da spartire con l’Essere.

Questa è l’ultima foto scattata.
La posizione è perfettibile, ma è qui ritratto la prima volta in cui ci siamo indossati sulla schiena, con fiducia e serenità. La prima volta! [E prima ancora che fosse tirato su il geniale reggitesta!]

Mei tai di Orsomichele

Ode alla fascia

Inizio col riportare il messaggio che ho condiviso sul noto social network, il 15 febbraio

Questo è uno status logorroico e confusionario! Uno di quei messaggi con cui assillerei il mal capitato marito, se solo fosse in casa [ti è andata bene!!].
Non so da che parte iniziare!
Fino ad ora ho amato ed apprezzato i due supporti che benevolmente mi hanno guidata ed aiutata nel portare ed abbracciare il mio micro-cucciolo!
Prima c’era solo il mei tai, nido nel quale si è insediato a distanzadi circa 48 h ore di vita e che, tuttora, è sede di lunghi riposini diurni.
Poi si è unita la pouch. Quest’ultima ha avuto il suo bel da fare! E’ arrivata in un periodo per nulla semplice per autoaffermarsi (chiamiamolo scatto di crescita, chiamiamolo “prendere confidenza” con un nuovo mondo o….), eppure è riuscita a farsi amare, diventando la prediletta per le passeggiate.
Infine, ieri, è arrivata Lei! Colorata di un blu vivace che risalta l’armonia di quei meravigliosi occhietti, è entrata nella nostra vita la fascia lunga.
E’ giunta dopo la dipartita di una sua consimile, poco, mai usata (ora in buone, ottime mani!).
Lei, però, è stata sin da subito diversa per noi!

Il cucciolo ha il raffreddore, no, non provo, non lo tormento…no, va bene, cambio di programma, proviamola = primo tentativo : ieri. Ottima sensazione.

E poi arriva oggi. Anzi, poco fa.
Bagno, massaggio, giochi, coccole, musica e si fa quasi “l’ora” di un nuovo riposino. Proviamola dai!
…..che comodità! Il cucciolo si sistema e inizia a guardarsi intorno. Io riordino un po’ la cucina sgangherata e lui osserva! Io posso parlare con lui, mostrare, fare, agire..e lui è lì, vigile, attento a ciò che cattura il suo interesse, vicino a me! In una sola parola è Presente, come mai il portare-in-braccio gli ha permesso!
Presente, partecipe attivo!
Saturo di tutto e appagato dal contatto, appoggia la sua testa e crolla in un sonno tranquillo!
Non posso dire “avrebbero dovuto avvisarmi” perché tutte le mamme con cui mi sento più in sintonia me l’hanno sempre detto, stradetto e ripetuto.
Ragion per cui mi dico da sola “Stolta malfidata”!!!

In poche parole…

Amo la fascia lunga! Si! Tanto!!”


Sono passati un po’ di giorni e il mio entusiasmo, se è possibile, è aumentato!

E tutto ciò che ho sempre cercato, solo non sapevo/credevo di trovarlo in lei!

Perchè la amo?

Per una miriade di motivi!

Dal punto di vista del piccolo Hatha, c’è la possibilità di appagare il suo fisiologico desiderio di contatto rimanendo, allo stesso tempo, in una posizione nello spazio che lo rende partecipe e attivo

Altro che palestrine & co., parliamo del mondo vero!! 

In più, la posizione è perfetta per uno sviluppo ottimale del suo scheletro, della muscolatura e dell’apparato vestibolare!
Il mio cuore di mamma vuol vedere dietro il proclama “ha proprio delle belle anche” pronunciato dalla dottoressa all’ecografia e nella forza della sua muscolatura, un po’ di merito al fatto di esser stato portato sin dai suoi primissimi giorni di vita  (eh, queste mamme!)  


Dal canto mio, posso fare di tutto!  Cucinare, pulire, giocare col grande, lavarmi le mani, asciugarmi i capelli, parlare con altri, partecipare a riunioni… senza problemi di sorta!
Avere 7 kg in più addosso e non sentirli!!

Per quanto riguarda Noi, qua le parole non bastano!

L’interazione può esser continua, all’insegna della condivisione!

Cucinando conosciamo/riscopriamo insieme gli odori e i profumi,

impastando, tocchiamo insieme la consistenza

mettendo in ordine, osserviamo e parliamo di ciò che c’è intorno


la smetto qua perchè potrei continuare all’infinito!

Ad ogni modo, non è solo questo.

Ciò che amo è anche constatare come la sua presenza sia dinamica e attiva, autogestita.

Si può anche notare, infatti, che ciò a cui si interessa tra gli elementi dello spazio circostante, non necessariamente corrisponde a ciò che cattura la mia attenzione in quel dato momento!
Quando poi è saturo di esperienze, non ha che da appoggiarsi al petto e abbandonarsi con tranquillità e fiducia al sonno!

Io, in quel caso, o lo lascio così (se prevedo di rilassarmi a mia volta) o stendo la fascia sin dietro la testolina (se sto per proseguire con movimenti più energici)

Vicini, si,
ma non mollemente e apaticamente fusi in un quadro statico!

Adoro osservarlo,
in quei frangenti si apre esplicitamente ai miei occhi la visione del suo Essere distinto
(non che non sia evidente già di suo, ma è davvero una soddisfazione interiore in barba ad un certo modo di concepire il neonato come vaso vuoto, stereotipo presente in alcuni lembi della nostra cultura).

E poi
ci sono i momenti di gioco e coccole senza condizioni temporali,
in fondo quella posizione pancia a pancia è proprio una attira-bacio!

Proprio ieri, per esempio, abbiamo assistito alla prima risata sonora del cucciolo
avvenuta proprio tra le braccia della fascia,
mentre lo stavo riempendo di baci sotto il collo, accompagnando lo schiocco della bocca con il dondolio su-e-giù dei nostri corpi!

Insomma, sono proprio felice! 
E pensare che la manualità non è il mio forte e che la mia prima fascia lunga è stata svenduta per inutilizzo/incompatibilità!

Ecco, secondo me, sono fondamentali due elementi :

– una fascia del giusto materiale, della corretta misura 
– una persona in grado di consigliarti quando si è alle prime armi con questo luuuungo pezzo di tessuto (ossia nel momento : “Embè, ora che ci faccio?), io devo ringraziare Silvia   Silvia  che, oltre ad aver prodotto i miei supporti , mi hanno aiutata nei primi passi!



Viva la fascia lunga!!

La auguro ad ogni diade mamma-bambino



Aggiornamento_ Di latte, fasce, coccole e scuola

“e poi si dice e si crede che portare in braccio sia solo un vizio inutile (o dannoso)…
tra i vari benefici, si può anche aver l’occasione di sentire ed assistere per la prima volta al movimento consapevole del proprio bimbo che, sollevandosi e facendo forza sulle braccia e sui muscoli della schiena & co., si tira su per girarsi ad osservare ciò che c’è dall’altro lato, per poi continuare a reggersi da solo finché l’interesse si mantiene vivo

Quanto fa bene spalmarsi e indossarsi reciprocamente!”

– status su fb del 31 gennaio 2013 –



Il piccolo Hatha ha compiuto 3 mesi!

Non ricordavo precisamente l’evoluzione di questi primi mesi!

Sta incominciando ad interessarsi al mondo, ad osservare gli oggetti, a concentrarsi nella presa dei medesimi per poi, eventualmente, portarseli in bocca!

La colonna vertebrale e i muscoli connessi alla postura eretta di schiena e testa si rinforzano a vista d’occhio,
ora si tiene ben dritto seduto in braccio o di vedetta nella fascia tubolare.

E’ proprio l’armonia scesa in terra!

Osservarlo mi spinge a pensare e a dir(gli) “Non so se il paradiso esiste, ma so che tu ce l’hai dentro di te”.

E’ un sole!

Appena si sveglia, regala un sorriso…a me, all’adorato fratellone e a chiunque sia lì (insomma, dormendo tutti insieme, noi + cani, ce n’è di via vai!)

e come trattenersi dall’immortalare per iscritto il ricordo di quei momenti in cui, dopo aver gustato un po’ del nettarino latte, si interrompere per lanciare un megasorrisone di occhi e bocca, per poi riattacarsi con l’impeto di chi pensa “è mio, che soddisfazione!”

Nel racconto della nostra nascita e dei primi giorni ho scritto di esser felice di questo continuo ed ininterrotto contatto fisico…beh, rinnovo per iscritto questo proclama di felicità!

Dormire tutti insieme (proprio tutti, nessuno escluso), indossarsi a vicenda tra grovigli di braccia o, più comodamente, coloratamente fasciati, i massaggi quotidiani, i bagni condivisi, il percorso di E.C., insomma tutto questo stare insieme senza condizioni e riserve, fa proprio bene!
Provare per credere (in barba ad una cultura timorosa di presunti vizi e ignara del fatto che l’indipendenza si raggiunge solo grazie – e “dopo/per via” – di una solida e sana relazione di dipendenza destinata a svanire una volta satura).

A proposito dei bagni condivisi,
la fortuna di avere una vasca un po’ più grande è perfetta per l’esigenza di movimento dei due cuccioli!
Il piccolo Hatha, dal canto suo, sguazza e nuota seguendo quei movimenti perfetti ed istintivi che ogni neonato conserva, a volte (non ho capito se solo per sbaglio o anche per tranquillità istintiva) getta anche la testa sotto l’acqua e riemerge senza il minimo cenno di fastidio [effettivamente, per ora, il computo della sua vita vanta un trascorso maggiore nell’ambiente acquatico rispetto a quello fatto di terra ed aria].

BGM nello stesso ambiente, invece, fa prender vita ai dinosauri creando storie su storie!

E’ proprio una mitraglietta!

Si sveglia e, prima ancora di sgranchirsi, parte in quarta con corse, parole, storie, domande…
come gli dico sempre nei momenti in cui la mia reattività perde colpi : “Quante energie!!”

Mi ripeto? Mi ripeto!

Ho la fortuna di poter condividere con lui la maggioranza del tempo (non conto gli spazi tutti suoi, quelli che lui si ritaglia) e questo convince sempre di più che un percorso scolarizzato non fa per la nostra famiglia!

E’ difficile, io lavoro (a parte ora, per via della maternità), non so se e come potrei far fronte ad un percorso alternativo,
non so nemmeno se sarà possibile,
ma so per certo che è un’altra strada quella che fa per noi!
Se dovesse mai entrare nelle nostre vite un percorso istituzionalizzato, cercheremo di accoglierla nel modo migliore possibile (ossia in quello meno dannoso), ma, insomma, avrò la consapevolezza che dovremo far fronte a non poche dinamiche che non ci appartengono!

Mi viene in mente un passo di Van Illich – che sono andata a riprendere per l’occasione –

“[….] si “scolarizza” l’allievo a confondere insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, facilità di parola e capacità di dire qualcosa di nuovo. Si “scolarizza” la sua immagine ad accettare il servizio al posto del valore. Le cure mediche vengono scambiate per protezione della salute, le attività assistenziali per miglioramento della vita comunitaria, la protezione della polizia per sicurezza personale, l’equilibrio militare per sicurezza nazionale, la corsa al successo per lavoro produttivo. Salute, apprendimento, dignità, indipendenza e creatività si identificano, o quasi, con la prestazione delle istituzioni che si dicono al servizio di questi fini, e si fa credere che per migliorare la salute, l’apprendimento, ecc.sia sufficiente stanziare somme maggiori per la gstione degli ospedali, delle scuole e degli altri enti in questione.”


Comunque ho fiducia! C’è ancora tanto tempo e ogni giorno coltiviamo!


Per ora termino qua,
vorrei aggiornare più spesso, ma i momenti a disposizione sono pochi!


Concludo solo con un’ultima chicca : 
a proposito della fascia tubolare, lascio l’immagine della nostra creata dalle mani della bis-mamma Silvia  (lì nella foto)


Qua potrete vedere altre delle sue preziose creazioni
e qui se volete conoscerla un po’ di più 
(giusto per capire perché ha quel qualcosa in più,
giusto per capire che 
il portare e il creare non hanno a che vedere con l’arricchimento e l’industria,
ma con l’amore, il contatto, il rispetto, l’ascolto e la qualità)



Asilo si, asilo no

BGM ha deciso di andare alla materna.

Un attimo,

qui al nord non è così consueto, ma in questo caso è d’obbligo il passato remoto,
ricomincio.

BGM decise di andare alla materna.

Ebbene si, l’entusiasmo era tanto. Il primo giorno è corso all’ingresso ed è entrato con una gioia indescrivibile!

Nessun problema o trauma di distacco

[alla faccia di chi dice che i bambini accolti e cresciuti in un ambiente ad alto contatto – con co-sleeping, massaggi, senza punizioni e premi ma con l’ascolto e la comunicazione empatica, etc. – crescono insicuri e dipendenti]

La sua reazione mi ha dato fiducia : se lui si trova bene, andrà tutto bene!

Il suo interesse, però, è durato una settimana (7 giorni intesi come somma, non come periodo consecutivo),

dopo di che ha annunciato di non voler più andare.

Il motivo è semplice ed è stato dichiarato in modo esplicito : si annoia.

Gli piace il gioco libero,
ma non il dover colorare ogni giorno
(alla stessa ora, aggiungo io).

In effetti, non sono proposte altre attività.

Lui vorrebbe leggere libri, giocare fuori, o…..ma questo al momento non è previsto (gli è piaciuta l’uscita in biblioteca, ma avviene una volta al mese).

Ormai l’iscrizione è fatta.

Sono onesta : abitiamo in un piccolo paese e io non so come gestire questo fardello!

L’asilo va benissimo, la struttura è eccellente,
semplicemente non fa per lui, non fa per tutti.

Nel frattempo stiamo anche incominciando a carburare nella gestione a tre (ossia quando il papà è al lavoro).

Il piccolo Hatha ama molto dormire il mattino nel mei tai
e noi ne approfittiamo per eseguire qualsivoglia attività.

Al pomeriggio – fino a sera – invece non fa che 2-3 riposini di mezzora ragion per cui è coinvolto anche lui nelle varie attività della casa, vuoi in braccio, vuoi in fascia o vuoi sul tappeto o sul lettone :
massaggi, dialoghi, letture, strisciatine

Il cucciolo adora stare a pancia in giù e, così facendo, si sta allenando….per andare avanti!

Alza il sederino e se trova un appiglio – zac – si spinge in avanti!

C’è una bella armonia!

Lo scrivo anche per rassicurare quelle mamme (magari figlie uniche) che passano di qua e che serbano dentro qualche timore per il passaggio da uno a due bambini!

Il nuovo equilibrio non è immediato, ci mancherebbe,
ma arriva,
eccome se arriva!

E gira tutto intorno la stanza…

E’ passato del tempo dal mio ultimo post.

Ho pensato anche ad un trasloco,
ma..
non so…
questo angolo mi sa di casa! Ci sto bene! Non sono pronta per salutarlo definitivamente.

Dicevo,
è passato del tempo.

Il piccolo Hatha ha 1 mese e mezzo e, come gli dico sempre, non so se esista il paradiso, ma so che lui lo porta dentro di sé!

Sono felice ed onorata di essere stata scelta come madre di queste due persone che chiamo “miei figli”.

BGM è cresciuto parecchio in quest’ultimo mese.
E’ come se la nascita del fratello gli avesse dato uno sprone, una spinta verso una nuova tappa di crescita!

Il piccolo Hatha è, a sua volta, un tripudio di sorrisi, versetti, coccole e armonia!
Il nostro percorso mi fa sentire completa…il nostro allattamento (una sorta di autoterapia anche per la Marika-mai-allattata), il continuo portage (col mei tai o semplicemente con le braccia), i massaggi, il dormire insieme vicini vicini, il contatto pelle a pelle, il nostro dialogo e.c., insomma, i nostri due percorsi che si intrecciano in una danza mi dà l’energia per affrontare ogni giornata,
quell’energia che, altrimenti, sarebbe già totalmente esaurita.

Si, perché, insieme a questi primi passi insieme c’è anche tanta stanchezza,
qualche mia lacrima,
un po’ di frustrazione.

A volte mi domando come facciano o abbiano fatto le altre mamme!

Ci sono giornate o gruppi di giornate veramente sotto tono per me!

BGM che chiede risposte, attenzioni, tutta la dedizione di cui finora ha goduto, come natura saggiamente richiede,

il piccolo Hatha che ha necessità di soddisfare le sue esigenze e di conoscere/giostrarsi con questo nuovo mondo,

la mia Essenza che vuole dare tutto ciò

e la mia Fisicità che crolla.

Come fanno le mamme a destreggiarsi tra più sacrosante richieste?

Io non lo so.

La danza, comunque, continua

Igiene naturale : il "nuovo" percorso

L’esistenza del piccolo Hatha mi ha sin da subito contornata di energia tramite e grazie il reciproco dialogo aperto.

La nostra maternità ha tramutato in realtà quel continuum di cui avevo una conoscenza per lo più teorica (mi riferisco al continuum “senza interruzioni” che con BGM ho vissuto e compreso solo dopo la preziosa metamorfosi che la sua esistenza mi ha donato).

Avendo vissuto queste prime due settimane a continuo contatto (pelle a pelle ogni qual volta possibile),
pensare all’E.C. è stata più un’evoluzione naturale che una scelta.

Proprio perché si tratta di un’estensione spontanea, non posso dire di aver abbandonato completamente i pannolini (lavabili), né che la comunicazione ha “riguardo” preciso numero di pipì né fornire chissà quale altro dato,

ma posso dire di amare questa estensione di dialogo,

di amare quell’intesa che, nell’assenza di parole, ci rende uniti e complici.